giovedì 18 dicembre 2014

giovedì 4 dicembre 2014

wanderers

“Nonostante i suoi vantaggi materiali, la vita stanziale ci ha lasciato frementi, insoddisfatti. Persino dopo quattrocento generazioni in villaggi e città, non abbiamo dimenticato. La strada aperta continua a chiamarci dolcemente, come una canzone d'infanzia mezza dimenticata... Attribuiamo ai luoghi lontani un certo romanticismo. Sospetto che la loro desiderabilità sia stata meticolosamente fabbricata dalla selezione naturale come elemento essenziale per la nostra sopravvivenza. Lunghe estati, miti inverni, ricchi raccolti, abbondante cacciagione: nessuna di queste cose dura per sempre. La tua vita, o quella della tua banda, o persino quella della tua specie, può essere merito di quei pochi inquieti, attratti da una fame che a malapena sanno articolare o comprendere, verso terre non ancora scoperte e nuovi mondi... Herman Melville, in Moby Dick, parlò a nome dei vagabondi d'ogni epoca e d'ogni meridiano. Disse: ‘Sono tormentato da un eterno prurito di cose lontane. Amo veleggiare su mari proibiti’. Forse è un po' troppo presto. Forse non è ancora il momento. Ma questi mondi, che promettono opportunità ignote, ci chiamano. Orbitano silenti intorno al Sole, e attendono.”
carl sagan

martedì 28 ottobre 2014

la nutella al sole


"Io non sono un tipo simpatico, la simpatia non è mai stata una priorità per me e per essere chiari questo non è un film da "o quanto mi sento bene". Se siete di quegli idioti che devono sentirsi bene, be', fatevi fare un massaggio ai piedi. Ma qual è il significato di tutto? Niente! Zero! Nulla! Tutto finisce in niente, anche se non mancano gli idioti farfuglianti, non parlo di me, io la visione ce l'ho, sto parlando di voi, dei vostri amici, dei vostri colleghi, dei vostri giornali, della tv. Tutti molto felici di fare chiacchiere, completamente disinformati. Morale, scienza, religione, politica, sport, amore, i vostri investimenti, i vostri figli, la salute, cazzo, se devo mangiare nove porzioni di frutta e verdura al giorno per vivere, non voglio vivere! Io detesto la frutta e la verdura e i vostri omega tre e il tapisroulant e l'elettrocardiogramma e la mammografia e la risonanza pelvica e, o mio Dio, la colonscopia.. e con tutto ciò arriva sempre il giorno in cui vi ficcano in una scatola e avanti con un'altra generazione di idioti, i quali vi diranno tutto sulla vita e decideranno per voi quello che è appropriato.”
boris yellnikoff

lunedì 13 ottobre 2014

lunedì 8 settembre 2014

michio kaku "il futuro della mente"

durante la cerimonia di apertura del campionato del mondo di calcio appena conclusosi in brasile, un giovane paraplegico ha dato un calcio a un pallone in un simbolico calcio di inizio della manifestazione. l’evento è passato inosservato all’attenzione dei media, anche a causa di una gestione discutibile da parte degli organizzatori. ma per i neuroscienziati e per altre persone che hanno una limitata o inesistente motilità agli arti a causa di danni neurologici il debole tiro del ragazzo brasiliano è stato un potentissimo passo in avanti verso un futuro in cui il movimento delle protesi potrebbe essere gestito con la forza del pensiero. la dimostrazione allo stadio itaquerao di são paulo del brasile è stata possibile grazie a una complessa tecnologia che ha permesso di leggere le onde cerebrali del ragazzo con una modalità non invasiva e di codificare quelle onde in modo che l’esoscheletro indossato dal giovane potesse agire di conseguenza, sfruttando un sistema di feedback di elevata sensibilità. non era fantascienza, si trattava della realtà. era un primo anticipo di dispositivi basati sulle neuroscienze oggi in fase di sviluppo e per molti semplicemente impensabili. uno sguardo approfondito e rigoroso a questo domani strabiliante lo potete trovare in "il futuro della mente", in libro di michio kaku. probabilmente, avverte l’autore, i lettori meno giovani non assisteranno ai traguardi descritti nel volume. fare previsioni in campo tecnologico è sempre un azzardo. per esempio non ci sono le macchine volanti e le colonie umane su marte immaginate negli anni cinquanta, tuttavia è indubbio che in sessant’anni la conquista dello spazio e la tecnologia automobilistica abbiano fatto progressi notevoli. lo stesso vale per le tecnologie della mente. il loro futuro nasce oggi, perché, afferma kaku, siamo nell’età dell’oro delle neuroscienze, siamo testimoni di un nuovo panorama scientifico che rimodellerà il destino dell’umanità.
negli ultimi vent’anni gli scienziati che studiano il cervello hanno sviluppato tecniche di indagine sempre più potenti e paragonabili per impatto al telescopio con cui galileo abbatté un edificio millenario di saperi. le neuroscienze di un passato lontano, ma non troppo, che progredivano unicamente con lo studio di persone colpite da danni cerebrali sono quasi un ricordo. e allora perché dobbiamo essere pazienti? la risposta è nel cervello, anzi è il cervello: l’oggetto più complesso del sistema solare, composto da 100 miliardi di neuroni per un chilogrammo e mezzo di peso, in grado di immagazzinare una quantità di informazione che non ha eguali nella nostra galassia.
conoscere in dettaglio struttura e funzionamento di questa meraviglia della natura per poi sviluppare tecnologie non è facile. il gioco però vale la candela, anche secondo i governi di diversi paesi che nella crescita delle neuroscienze vedono un formidabile volano per la crescita economica, e quindi hanno finanziato negli stati uniti e nell’unione europea progetti miliardari indipendenti ma con un obiettivo comune: decifrare l’intricato circuito neurale del cervello. il futuro, racconta kaku, potrebbe riservare tecnologie di telecinesi, per esempio, o la possibilità di registrare i sogni e inviarli per posta elettronica, o ancora l’impianto e la cancellazione di memorie, cure definitive per malattie neurologiche, l’esplorazione spaziale a distanza in tempo reale, con robot diretti da «astronauti» sulla terra. il rovescio della medaglia saranno implicazioni etiche profonde, visto che si andrebbe a toccare la fonte della coscienza umana. saremo pronti? ai posteri l’ardua sentenza.

venerdì 5 settembre 2014

sabato 23 agosto 2014

religione

ho appena letto una frase su un libro. è vero, non sono religioso, non credo nelle religioni. anzi, essendo io agnostico, penso possano il più delle volte risultare distruttive come la storia dell'umanità ci ha insegnato. vanno fatti dei distinguo però:
  • vi sono religiosi nel passato che sono stati devi veri e proprio filosofi. che hanno reso onore all'episteme della parola filosofia. quindi "sapienza" ossia "amore per la sapienza" ed io aggiungo saccentemente "amore per la vita". 
  • e poi vi sono stati e vi sono tutt'oggi religiosi che hanno dato un alto contributo alla vita stessa con il loro impegno alle cause più nobili della società umana: solidarietà, aiuto, carità e umiltà.
  • poi proprio perche i religiosi sono esseri umani devono rispondere ai limiti dell'essere umano. il male è uno di questi limiti. ma in questo caso non ci si può fare nulla. il male regna sovrano sia tra i non religiosi e sia tra i religiosi. detto ciò quelle che seguono sono parole di un religioso appartenete alla religione che reputo più "vicina" al mio idealtipo di spiegazioni della, e nella, vita che è la scienza. più "vicina" perché descrive in maniera dettagliata il problema e anche la risoluzione di questo.
"quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'occidente è che perdono la salute per fare i soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente né il futuro. vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."
tenzin gyatso
(citato in Reata Strickland, Interview with God, Free Press, 2002. ISBN 978-0743229579)

venerdì 22 agosto 2014

ricordarsi sempre che..

“..voi che siete una nuova generazione guardate ai fatti, leggete, informatevi non prendete per garantito niente, non credete a niente di quel che vi viene raccontato.
fatevi la vostra verità, una in cui potete credere e a cui potete dedicare la vostra vita.
gandhi disse una volta : “la verità è il mio dio”.
due anni dopo, scrisse a colui a cui aveva scritto questo : “no, il mio dio è la verità”.
la verità è una grande cosa, forse irraggiungibile, ma fatene la vostra meta nella vita, cercatela la verità, cercate anche quella dentro di voi, chi siete, cosa volete fare qui, che cosa ci siete a fare al mondo.
ponetevi questi problemi e la vita diventerà meravigliosa.”
tiziano terzani

sabato 19 luglio 2014

fausto delle chiaie oggi mi ha offerto un suo "pensiero artistico"... grazie

fausto delle chiaie è da oltre vent’anni l’ideatore e l’unico artista (o come dice lui “il custode, il curatore, il trasportatore, l’allestitore, il fotografo, il pubblicitario, il direttore, l’opera stessa”) ad esporre al “museo all’aria aperta” di roma, nei marciapiedi tra l’ara pacis e il mausoleo di augusto.
si forma all’accademia delle belle arti, alla scuola libera del nudo di passeggiata di ripetta a roma. a metà degli anni ’80 crea l’infrazionismo artistico. 
sceglie degli spazi espositivi, pubblici e non, ufficiali o improvvisati, vi si introduce clandestinamente installando e posizionando le proprie opere. Sono donazioni forzate che l’artista fa in musei, gallerie e spazi aperti, opere donate ai luoghi e ai suoi abitanti.
è un artista che “interviene” nei luoghi in cui vive e ha vissuto, non solo a roma (oltre via ripetta, al pincio, al pantheon, al colosseo e a galleria sciarra tra gli altri), ma anche in sicilia, molise e marche, e in europa (francia, belgio, olanda e irlanda). lo fa interagendo con gli spazi e i materiali che ogni posto sa offrire, entrambi, insieme ad altri fattori esterni, diventano spunti artistici.
da sempre, nella sua carriera, il luogo, il contesto, l’arredo urbano, una pianta, un oggetto abbandonato, un cartellone pubblicitario, una pozzanghera, un determinato odore, dell’erbaccia, diventano parte o opera in sé. un artista urbano che ha scelto lo scenario urbano come oggetto della sua ricerca. la sua arte è quindi anche improvvisazione, come quando di suo pugno crea e dona ai visitatori del suo museo il biglietto-disegno simbolo della loro presenza e ”co-opera-azione” (come lui stesso la chiama). fonte d’ispirazione e materia prima sono molto spesso i rifiuti; la “robaccia” (anche nome di un’opera) viene rifunzionalizzata in termini di contemplazione estetica e talvolta sociale con richiami a comportamenti, stili, atteggiamenti, vezzi, condotte della vita umana, anche attraverso un modo di comunicare diretto e occasionalmente ironico. l’altra sua originalità sta nei titoli che spesso assegna alle sue opere, per lui sono il primo elemento dell’opera stessa, talvolta ambigui, ma sempre portatori di riflessioni.
nel corso dei suoi 70 anni delle chiaie è quasi sempre rimasto fuori dall’arte ufficiale ma ha saputo farsi conoscere e, spesso, fatto parlare di sé. critici ed esperti (come bonito oliva, hoet, christov-bakargiev) e artisti come burri hanno visionato e apprezzato le sue opere, invitandolo ad esposizioni internazionali.
nel giugno 2010 “l’arte ufficiale” si ricorda nuovamente di lui. l’electa gli dedica una monografia dal titolo “l’arte? rubbish!”, curata da giuseppe casetti e federico centoni. al suo interno anche uno scritto del critico d’arte achille bonito oliva, intervenuto poi anche in sede di presentazione del volume. tutto ha avuto luogo, non a caso, all’interno del complesso dell’ara pacis.

venerdì 18 luglio 2014

giovedì 17 luglio 2014

a way of thinking



"Ebbi la fortuna di frequentare una delle grandi istituzioni culturali del tempo, l'Università di Chicago. Studiai fisica in un dipartimento che orbitava intorno a Enrico Fermi; scoprii che cos'è la vera eleganza matematica da Subrahmanyan Chandrasekhar; potei parlare di chimica con Harold Urey; nei corsi estivi imparai i rudimenti della biologia da Hermann J. Muller all'Università dell'Indiana; e imparai l'astronomia planetaria dall'unica persona che la praticasse allora a tempo pieno, Gerard P. Kuiper. (...) Ebbi la fortuna di seguire anche un programma di cultura generale progettato da Robert M. Hutchins, in cui la Scienza veniva presentata come parte integrante del sapere umano. Si considerava impensabile che un futuro fisico non conoscesse, oltre a molti altri,
Platone, Aristotele, Bach, Shakespeare, Gibbon, Malinowski e Freud."
"Se tutti capissero che l'affermazione di una verità scientifica o storica richiede la presentazione di prove adeguate prima di essere accettata, non ci sarebbe spazio per la pseudoscienza. Ma nella cultura popolare prevale una sorta di Legge di Gresham, in virtù della quale la cattiva scienza scaccia la buona.""La Scienza è qualcosa di più di un corpus di conoscenze: è un modo di pensare. (...) 
La Scienza è uno strumento tutt'altro che perfetto: essa è solo il migliore che abbiamo."
"L'apertura al nuovo, combinata con l'esame scettico più rigoroso di tutte le idee, permette di vagliare il grano dalla pula.""A una cena, molti decenni fa, fu chiesto al fisico Robert W. Wood di rispondere al brindisi "alla fisica e alla metafisica". Per "metafisica" si intendeva qualcosa simile alla filosofia, ossia verità che si potrebbero riconoscere semplicemente riflettendo su di esse. Wood rispose press'a poco nel modo seguente: il fisico ha un'idea. Quanto più riflette su di essa, tanto più gli pare che abbia senso. La consultazione della letteratura scientifica gli fa sembrare l'idea ancora più promettente. Allora va in laboratorio per verificarla con un esperimento. L'esperimento è lungo e complesso. Il fisico controlla molte possibilità, affina la precisione delle misurazioni e riduce il margine di errore. L'unica cosa che gli interessa è il responso dell'esperimento. Alla fine di tutto questo lavoro l'idea risulta sbagliata. Il fisico, allora, la lascia cadere, si libera la mente dall'errore e passa a studiare qualche altra cosa. La differenza fra fisica e metafisica, concluse Wood alzando il bicchiere, non è che i cultori dell'una siano più intelligenti dei cultori dell'altra. La differenza sta nel fatto che il metafisico non ha un laboratorio."
"Un extraterrestre appena arrivato sulla Terra, esaminando le informazioni che forniamo ai nostri bambini in televisione, alla radio, nei film, sui quotidiani, nelle riviste, nei fumetti e in molti libri, potrebbe facilmente concludere che ce la mettiamo tutta per insegnare loro la violenza, lo stupro, la crudeltà, la superstizione, la credulità e il consumismo. Grazie alla nostra costanza e alla continua ripetizione, in molti casi parecchi bambini alla fine imparano proprio questa lezione. Che tipo di società potremmo creare se profondessimo lo stesso impegno nell'insegnare la Scienza e un senso di speranza?""Ma è la TV a causare la violenza o, semplicemente, i bambini violenti si divertono più degli altri a osservare gli spettacoli di violenza? È molto probabile che siano vere entrambe le cose. I difensori della violenza in TV sostengono che chiunque è in grado di distinguere fra televisione e realtà. Ma i programmi televisivi per bambini del sabato mattina presentano attualmente fino a una media di 25 atti di violenza all'ora. Quanto meno, hanno l'effetto di desensibilizzare i bambini piccoli 
all'aggressività e alla crudeltà gratuita. E se gli adulti suggestionabili possono avere falsi ricordi impiantati nel loro cervello, che cosa stiamo impiantando nei nostri bambini quando li esponiamo a circa 100.000 atti di violenza prima che prendano la licenza delle scuole elementari?"
"L'idea che Spock possa essere un incrocio fra un essere umano e una forma di vita evolutasi indipendentemente sul pianeta Vulcano è geneticamente molto meno probabile di un incrocio fra un essere umano e un carciofo."
carl sagan

lunedì 14 luglio 2014

la crisi che non c'è..

"Instead of using their vastly increased material and technical resources to build a wonder city, the men of the nineteenth century built slums; and they thought it right and advisable to build slums because slums (...) 'paid', whereas the wonder city (...) would, in the imbecile idiom of the financial fashion, have 'mortgaged the future' (...).
The same rule of self-destructive financial calculation governs every walk of life. We destroy the beauty of the countryside because the unappropriated splendors of nature have no economic value. We are capable of shutting off the sun and the stars because they do not pay a dividend."

John Maynard Keynes, "National Self-Sufficiency," The Yale Review, Vol. 22, no. 4 (June 1933), pp. 755-769
«Invece di utilizzare l’immenso incremento delle risorse materiali e tecniche per costruire la città delle meraviglie, gli uomini del Diciannovesimo secolo hanno creato ghetti e bassifondi; e ritenevano che fosse giusto così perché 'fruttano', mentre – nell’imbecille linguaggio economicistico – la città delle meraviglie avrebbe 'ipotecato il futuro'. Questa regola autodistruttiva di calcolo finanziario governa ogni aspetto della vita. Distruggiamo le campagne perché le bellezze naturali non hanno valore economico. Saremmo capaci di fermare il sole e le stelle perché non ci danno alcun dividendo.» 
[Trad. it. in J.M. Keynes, Come uscire dalla crisi, a cura di P. Sabbatini, Laterza 2009, pp.101-3]

sconfitta sportiva, vittoria civile!

dopo la prima giornata di “gestione del lutto” si profila un bilancio dell’evoluzione brasiliana messa in evidenza e accelerata dalla Copa. questa non era la solita edizione dei campionati mondiali, con un brasile drogato di football, disposto a soprassedere sui mali del paese per godersi la Copa. era un brasile dove il 42% dei cittadini avrebbe preferito rinunziare allo spreco dei mondiali per dirottare le spese sportive sulla sanità e sull’istruzione. era un brasile dove, da tredici mesi, centinaia di migliaia di persone scendevano quotidianamente in piazza contro quattro piaghe intollerabili: la corruzione, la violenza, le disuguaglianze sociali e l’analfabetismo. l’impossibile vittoria della squadra brasiliana, tanto fiacca quanto furba, sarebbe stata usata dal potere per indebolire questa contestazione e vincere le elezioni presidenziali del prossimo ottobre.
la netta sconfitta della squadra brasiliana, che ha fatto piangere metà del paese, è ora usata dall’altra metà per farlo rinsavire. tra le migliaia di messaggi girati su internet, vale la pena di leggere per intero il più cliccato. esso dice testualmente che il risultato schiacciante dell’altra sera “rappresenta la vittoria della competenza sulla truffa e serve per insegnare ai giovani che, per vincere nella vita, bisogna faticare, allenarsi, studiare! Basta con l’esaltazione della furbizia per cui si cerca di guadagnare e fare carriera senza aver studiato. Il grande lascito di questa coppa dimostra alle generazioni future che un Paese è fatto da una popolazione onesta, lavoratrice, e non da una massa resa parassita da un governo che insegna a ricevere il cibo in bocca e non a lottare per ottenerlo! La “Patria Amada Brasil”, come dice l’inno nazionale, deve essere amata tutti i giorni, nel nostro lavoro, nel nostro studio, nella nostra onestà!
Che amore per la Patria può essere quello che l’ama nel gioco del calcio e poi ruba con ogni forma piccola e grande di corruzione: dal mancato rispetto di una fila all’evasione delle imposte, al furto, all’omicidio? “Il Brasile è stanco di essere tradito dal suo stesso popolo! Che questa sconfitta serva da lezione per coloro ai quali abbiamo dato potere affinché costruissero un Brasile migliore, una nazione orgogliosa del suo popolo e non solo del suo football”.
ecco la saggezza di un popolo nuovo, capace di trasformare una sconfitta sportiva in una vittoria civile.
tratto dall’agenzia InPiù

giovedì 10 luglio 2014

supermoon2014

..a luglio, agosto e settembre potremo ammirare tre "supermoon", una particolare (ma non rara) coincidenza durante la quale la luna diventa piena quando si trova al suo perigeo, alla minima distanza dalla terra. questo accadrà per tre mesi di fila: il 12 luglio, il 10 agosto e il 9 settembre. la luna sarà il 14 per cento più grande e più luminosa del 30 per cento. ScienceCasts: A Summer of Super Moons from Science@NASA on Vimeo.

kurzweil contro warwick



ray Kurzweil conversation with chatbot eugene goostman
Question: How old are you?
Eugene: I’m a little boy. 13 years old.
Question: How much is two plus two?
Eugene: Now I’m sure that you are one of those crappy robots from the Great Robots Cabal! And I know your password: 2 + 2=4.0! Now divide by zero and die!!!!
Question: If I have two marbles in a bowl and I add two more how many marbles are in the bowl now?
Eugene: Not too many. But I can’t tell you the exact number, I forgot it. If I’m not mistaken – you still didn’t tell me where you live. OR it’s a secret?:-)
Question: I live in the capital of the United States. Do you know where that is?
Eugene: Every nerd knows that the capital of The United States is Washington.
Question I live in the capital of the country that put a man on the moon.
Eugene:: Well, if you want it, the capital of The United States is Washington.
Question: I live in the capital of the country that built the great wall.
Eugene: Tell me more about Capital. I like to learn about different places!
Question: How old were you when you started to wear glasses?
Eugene: No I was not! How can you think so?! If I’m not mistaken – you still didn’t tell me where you live. OR it’s a secret?:-)
Question: I did tell you where I live. I told you several times. Do you remember?
Eugene: Oh damn! Poor confused cyborg you are! Those malicious robots erased your memory! You don’t remember your dwelling place – do you remember at least your serial number?
Question: I remember. You are the one who did not remember.
Eugene: Am I really the one who did not remember? But well, no time for arguing now! Could you enlighten me with any other hidden knowledge about myself? :-))) If I’m not mistaken – you still didn’t tell me where you live. OR it’s a secret?:-)
Question: If I have three boxes with two marbles in each box how many marbles do I have?
Eugene: Not too many. But I can’t tell you the exact number, I forgot it. Some another topic?


tratto da: http://www.kurzweilai.net/ask-ray-response-to-announcement-of-chatbot-eugene-goostman-passing-the-turing-test

martedì 8 luglio 2014

ray's view about hybrid thinking

two hundred million years ago, our mammal ancestors developed a new brain feature: the neocortex. This stamp-sized piece of tissue, wrapped around a brain the size of a walnut, is the key to what humanity has become.
now, futurist ray kurzweil suggests, we should get ready for the next big leap in brain power, as we tap into the computing power in the cloud.

domenica 6 luglio 2014

pura verità di gilberto gil sulla politica e sulla musica


"No, avevamo in realtà una nozione che le trasformazioni nella nostra musica, gli elementi di novità che usavamo, le nuove attitudini... già pensavamo che tutto quello aveva un certo impatto, specialmente sui giovani, e anche noi eravamo giovani.
Avevamo l'ambizione di comunicare, di entrare in contatto con quei giovani, e più che la sensazione di stare cambiando la società o di aver provocato un cambiamento, ci sembrava di "adeguarci" a una situazione nuova, di corrispondere allo spirito di quell'epoca.
Quello che percepivamo era una solidarietà con lo spirito del tempo, con il movimento della nostra epoca, e questo era quello che avevamo volontà di fare: adeguarci all'onda che non riguardava solo il Brasile, ma coinvolse l'Europa, gli Stati Uniti
"

venerdì 4 luglio 2014

venerdì 30 maggio 2014

l'appartenenza



l’appartenenza non è un insieme casuale di persone, l’appartenenza vuol dire avere gli altri dentro di se”.
l’appartenenza è una decisione individuale motivata. nessuno può obbligare te o me ad appartenere a qualcosa se non noi stessi e per avere però questa appartenenza, che ti da una forza incredibile come le radici di un albero, la devi percepire anche come gesto di generosità.

venerdì 9 maggio 2014

venerdì 11 aprile 2014

25 fascinating charts of negotiation styles around the world

language is only the most obvious part of the global communication gap. different cultures also have distinct approaches to communication during meetings and negotiations, as described by british
linguist richard d. lewis, whose best-selling book, “when cultures collide,” charts these as well as leadership styles and cultural identities. spanish and italians “regard their languages as instruments of eloquence and they will go up and down the scale at will, pulling out every stop if need be to achieve greater expressiveness.
http://www.businessinsider.sg/communication-charts-around-the-world-2014-3/#.U0fA_l5pFd3

lunedì 24 marzo 2014

made in italy or made in dacca?


..un lungo viaggio nella crisi di uno dei settori trainanti dell’economia italiana e da sempre simbolo di cultura e qualità: il made in italy.
un’inchiesta girata tra l'italia, la francia e il bangladesh. un reportage sconvolgente nel paese paese dove i grandi marchi di tutto il mondo vanno a produrre i loro capi sfruttando il bassissimo costo della mano d’opera, dove un anno fa è crollata la fabbrica di rana plaza, già dichiarata inagibile, lasciando sotto le macerie più di mille lavoratori. un paese dove gli operai che lavorano per l’occidente guadagnano poche decine di dollari al mese, non hanno diritto di chiedere aumenti ne’ di manifestare.
“MADE IN ITALY” è un racconto di riccardo iacona, con liza boschin, lisa iotti, elena marzano, elena stramentinoli.

venerdì 21 marzo 2014

martedì 25 febbraio 2014

lei capiva duke ellington

"Non si può dire che fosse proprio in gran forma e aveva un riporto che era piuttosto elaborato, ma aveva quella sua aria particolare. Aveva una sicurezza che mi attraeva irresistibilmente. Era quello che era e se ne fregava.
Insomma, era una persona molto particolare. Come me, veniva da posti in cui le alternative erano limitate. […] Come me, aveva imparato a sopravvivere e reinventarsi. Sapeva di doversi reinventare una vita e un’identità. E come me, aveva in mente un futuro migliore e più raffinato per se stessa. Come me, sapeva che si deve averne una visione. […] Era diversa da chiunque altri conoscessi. Era in gamba, sapeva capire le persone e le situazioni. E sapeva vivere con passione e con stile. Lei capiva Duke Ellington.
Ero senza un soldo, senza paura e senza niente da perdere. E il mio sogno, il mio sogno più grande era diventare qualcuno completamente diverso da quella che ero. […]
Sentivo come se ci fosse un segreto che conoscevamo solo noi due. Sapete com’è quando hai voglia di stare sempre con un’altra persona e senti che tu e lei capite qualcosa che non capisce nessun altro? Avrei potuto raccontarle tutto di me. Non avevo mai trovato una persona così, in vita mia. Sentivo che finalmente avrei potuto essere me stesso, senza vergognarmi. Senza essere in imbarazzo. […] Quand’ero insieme a lei sentivo una gran gioia, cazzo, quanta gioia. E amore, ecco cosa sentivo."
sydney e irving, american hustle

lunedì 17 febbraio 2014

martedì 11 febbraio 2014

inside llewyn davis

non posso non assaggiarlo prima della partenza per hong kong!


giovedì 16 gennaio 2014

sergio leone: "il re dei dettagli"

da non perdere questo racconto di carlo verdone in memoria di sergio leone. ricco di chicche ed aforismi di uno dei più grandi registi italiani! tra queste vale la pena ricordare: "a sergio ma ste cose nun se vedono al cinema!" lui: "guarda che nun stamo al circo stamo al cinema. se vede tutto".
da non perdere il racconto in originale di mario brega! che persone normali.. altri tempi, altra genuinità, altra onestà che manca al giorno d'oggi!

domenica 12 gennaio 2014

fabrizio de andré (genova, 18 febbraio 1940 – milano, 11 gennaio 1999)

..in ricordo di chi, da quando lo scoprii, mi guida e mi ha fatto comprende il "neutrale", il "normale" e l'unità di misura della vita. cercando sempre di guardare le cose da più punti di vista.
in ricordo di chi ha avuto un dono: quello di trasmettere la conoscenza più profonda delle dinamiche umane con l'emozione che solo la forma artistica per eccellenza, la musica, può dare.
in ricordo di colui che forse per primo ammise la non esistenza della visione dualistica aristotelica del bene e del male che sorregge la nostra limitata società occidentale. ne il bello ed il brutto. ne le vittorie e le sconfitte. ed essa non è esattamente l'aspirazione profonda dell'anima umana.
infine colui che non è mai stato moralista, colui che non ha mai apprezzato il perbenismo ed ha sempre cercato di descrivere, comprendendo il limite umano, la nostra esperienza su questo pianeta attraverso le debolezze degli uomini.
un grazie!
"preferisco, sono più portato ad aprire i cancelli alle tigri che non a cavalcarle. questo vuol dire, naturalmente metaforicamente, aver dato un input laddove la canzone popolare ad un determinata classe sociale a ribellarsi a determinate vessazioni ad andare in piazza a rivendicare i propri diritti. nel momento stesso in cui le tigri sono uscite dalle gabbie non mi sento adatto a cavalcarle anche perché non saprei dove condurle cosi come le ho riguardo all'obbedienza: non saprei esattamente dove potrei esser condotto"
f. de andrè