lunedì 30 maggio 2011

you can fool some of the people all of the time, and all of the people some of the time, but you can not fool all of the people all of the time

la politica rappresenta il passato. è vero. ma in questo presente ancora per un po prima del venus project è giusto scacciare questo nefando oligarchico sistema mercantile schiavista! questa italica vittoria è il primo passo.. era da tempo che aspettavo. ed oggi il muro è caduto! ma cosa credete.. ohh ragazzi ma siam pazzi? ohh ragazzi siam mica qui a dare l'autan alle zanzare!

mercoledì 25 maggio 2011

tree of life

"ci sono due vie per affrontare la vita: la via della natura, e la via della grazia"
malick cerca di oltrepassare l'individualità della storia per mostrare l'albero della vita, le sue radici ed i suoi fini: quel senso a cui l'uomo anela, in bilico tra la grazia del senso donato e la natura dissacrante e apparentemente insensata..

giovedì 12 maggio 2011

nonostante questo cercasi mitezza

la mitezza consiste nell'avere un comportamento nei confronti di ogni essere vivente caratterizzato da gentilezza, dolcezza e pacatezza. ed inoltre nell'astenersi da reazioni violente nei confronti della condotta altrui e nello stare lontani da ogni eccesso..
auguro che la vostra, la tua, fantasia corra come un cavallo selvaggio della camargue..

venerdì 6 maggio 2011

l'uomo nasce cattivo oppure è un buon selvaggio?

l'uomo nasce cattivo oppure è un buon selvaggio?
ogni qualvolta questa domanda mi viene posta mi ritorna in mente f. todescan il mio prof. di storia delle dottrine politiche. luminare patavino detto il sandricense. un misero 26/30 fu il verdetto ma quell'esame rimase dentro di me. ad oggi ricordo ogni singola lezione e per spirito ludico sovente mi diletto con il mio amico/compagno d'università c. alessando nel rimmembrare le vicissitudini quotidiane del sandricense.
tornando alla domanda postami ieri sera da due miei cari amici provo a rispondere qui sotto senza pretendere di avere la verità in tasca ma pretendendo di abusare saccentemente dell'unica cosa che ci può aiutare: la conoscenza storica associata al metodo scientifico. purtroppo non riesco ad essere breve e chi mi viene in aiuto ovvero i riferimenti bibliografici (la parte finale è tratta dal libro di jacques fresco realtivo al venus project) di filosofi e studiosi potrebbero rendere la lettura peggio di una supposta o meglio ancora prolissa, peggio di una predica della messa domenicale.
buona lettura.
l’uso della scienza e del metodo scientifico, nonostante sia considerato freddo e senza cuore, in realtà rappresenta una delle più profonde scoperte spirituali che abbiamo mai conosciuto. niente più del metodo scientifico si preoccupa di questo, poiché il suo apporto si è dimostrato benefico e rivoluzionario per l’intera umanità. molte persone guardano allo straordinario altruismo di madre teresa di calcutta con grande rispetto e riverenza, ma pochi riescono vedere alexander fleming, l’uomo che ha scoperto la penicillina, nella stessa romantica maniera. la penicillina ha salvato un numero di persone dalla morte infinitamente più grande di qualunque opera di carità o organizzazione benefica. il punto è che la scienza e la tecnologia sono la divinità in azione.
qualche anno fa per l'appunto parlando dell'uomo e dei suoi comportamenti durante il corso della storia il mitico todescan tirò in ballo il "buon selvaggio". quello del “buon selvaggio” è un mito basato sulla convinzione che l'uomo in origine fosse un "animale" buono e pacifico, solo successivamente corrotto dalla società e dal progresso. il concetto di "buon selvaggio" si rifà a un'idea di umanità sgombra dalla civiltà: la normale essenza di uomo senza impedimenti. tale concetto incarna la convinzione che senza i freni della civilizzazione gli uomini siano essenzialmente buoni.
un po di storia:
attorno al 15esimo secolo gli stati europei iniziarono ad espandersi oltremare, inizialmente in africa ed in seguito in asia e nelle americhe. generalmente cercavano risorse minerarie. in molti casi i colonizzatori uccisero i popoli indigeni, in altri casi la gente veniva incorporata in questi stati in espansione fungendo da forza lavoro. sebbene gli europei riconoscessero che queste popolazioni fossero esseri umani, non avevano intenzione di trattarli come loro eguali politicamente o economicamente, ed anzi iniziarono a riferirsi a loro come inferiori socialmente e psicologicamente. con questo ed altri pensieri similari, gli europei svilupparono una nozione de "il primitivo" e "il selvaggio" che da un lato legittimò il genocidio e l'etnocidio, e dall'altro la dominazione europea. questo ragionamento si estese ai popoli dell'africa, dell'asia e dell'oceania mentre il colonialismo europeo, il neocolonialismo e l'imperialismo si espandevano.
l'idea del "buon selvaggio" può essere servita, in parte, come tentativo di ristabilire il valore degli stili di vita indigeni e delegittimare gli eccessi imperialistici, definendo gli uomini "esotici" come moralmente superiori, in modo da controbilanciare le inferiorità politiche ed economiche percepite. le qualità del "buon selvaggio" spesso comprendono: vivere in armonia con la natura, generosità e altruismo, innocenza incapacità di mentire, fedeltà, salute fisica, disdegno della lussuria, coraggio morale, intelligenza "naturale" o saggezza innata e spontanea. ovvero valori che socialmente oggi non riusciamo a scorgere nella nostra modernità liquida, tirando in ballo zygmunt bauman. 
succesivamente nel 18esimo secolo si dibatteva su questo concetto di potere tra voltaire e rousseau, che sono la contrapposizione fra il vecchio romanticismo e la nuova era dei lumi. rousseau invece come ricorda todescan descrive lo stato di natura (con l'uomo al suo interno) come la situazione felice dove abitavano i buoni selvaggi. sia hobbes che locke e spinoza nel parlare dello stato di natura dicono che è esistito in america intendendola come “il luogo non luogo”. l’america era già stata scoperta da un secolo ma cosa ci fosse realmente in quel paese era affidato ai racconti molto romanzati dei viaggiatori; l’immagine che si era concretizzata nella letteratura del ‘600 era quella dell’indio, descritto come un uomo fondamentalmente buono ma selvaggio. lo stato di natura è come quello che vivono o hanno vissuto i buoni selvaggi dell’america. da un punto di vista teoretico l’espressione “buon selvaggio” presenta due parole in conflitto tra di loro (ossimoro), una positiva (buono) e una negativa (selvaggio). rousseau era un pessimista come hobbes o un ottimista come locke? in che senso l’abitante dello stato di natura è buon selvaggio? per rousseau solo se rimane selvaggio, cioè se ne sta per conto suo, ma quando l’uomo incontra gli altri uomini comincia un processo di degenerazione. questa idea di uomo buono solo se è da solo è una bontà abbastanza sui generis e negativa, cioè una bontà di non fare il male. è una bontà ambigua. quindi da qui si evince l'idea dell'uomo cattivo dal punto di vista filosofico.
oggi:
nel ventesimo secolo poi, il concetto del buon selvaggio arrivò ad essere visto come irreale e condiscendente. poiché era basato su certi stereotipi, venne considerato come una forma di razzismo, anche quando rimpiazzava il precedente stereotipo del selvaggio sanguinario. addirittura ieri stanley kubrick, i cui film contengono forti commenti sulla natura umana, rigettò l'idea del buon selvaggio: “l'uomo non è un buon selvaggio, è un cattivo selvaggio. è irrazionale, brutale, timoroso, stupido, incapace di essere oggettivo quando i suoi interessi sono coinvolti. ogni tentativo di creare istituzioni sociali su una falsa visione della natura dell'uomo e probabilmente un'idea destinata a fallire
ora se affrontiamo un periodo successivo caratterizzato da un grado di conoscenza superiore possiamo dire tranquillamente che seguendo il solito percorso dell'evoluzione umana basato su logica, linguaggio e scienza arriviamo finalmente al metodo scientifico che ad oggi anno 2011 ci dice: la natura ha le sue leggi, e non ha la capacità di riconoscere o prendersi cura di qualunque cosa tu o chiunque altro crediate vera. data questa realtà per certa è nel nostro interesse imparare e allinearci il più possibile con la natura. nuotare in accordo con la corrente dell’oceano è più` facile che combatterla...il miglior modo per scoprire e applicare le leggi della natura si chiama: metodo scientifico. il metodo scientifico fondamentalmente si articola in tre punti: riconoscere una nuova idea o problema che ha bisogno di essere risolto. l’utilizzo del ragionamento logico per creare un’ipotesi, considerando tutta l’informazione disponibile. mettere alla prova le ipotesi nel mondo fisico attraverso l’osservazione. tradotto nella parole di stuart chase: “il metodo scientifico riguarda il come le cose succedono, non come dovrebbero succedere". il metodo scientifico non si basa solo su laboratori, acceleratori di particelle e nemmeno righelli; è un modo di osservare le cose, un modo di ottenere dal mondo esterno una conoscenza solida, che non si muova continuamente come le porte da cricket di alice nel paese delle meraviglie.
l’investigazione scientifica è ciò che ha permesso alla specie umana di avere comprensione di se stessa e del mondo fisico. 
tornado alla nostra domanda e citando jacques fresco possiamo affermare che la natura umana sarebbe la motivazione per cui gli uomini sono intrinsecamente competitivi, avidi ed egoisti, il che implica che a prescindere di quanto le cose siano ben organizzate tecnicamente, nella società ci saranno sempre persone "corrotte" che vorranno sfruttare gli altri e cercheranno il potere.
la natura umana è definita come: quegli attributi psicologici condivisi all’interno della razza umana che si presume siano condivisi tra tutti gli esseri umani. quindi, l’implicazione del termine è indiscutibilmente di carattere psicologico, ossia riguarda quei comportamenti che sono in qualche modo predeterminati nella persona. siamo cioè teoricamente nati con inclinazioni psicologiche innate. 
è facile osservare come questo tipo di assunzione si sia concretizzata, se si studia la storia della specie umana come si è sviluppata fino al giorno d’oggi, osserviamo un’interminabile serie di guerre, genocidi, conquiste e abusi di potere. dato che questo è il modello che noi riconosciamo... è facile convincersi che questa sia la natura umana o istinto che ci porta a comportarci in modi che sono ricorrenti nell’arco della storia.
ciò che definiamo come comportamento criminale è stato un punto di studio importante nel campo della psicologia per lungo tempo. è nel patrimonio genetico di un individuo la ragione che lo rende un così detto criminale, o è l’ambiente in cui si vive che determina ciò? questa è la questione vecchia di secoli della natura contro l’educazione.
l’intero concetto di criminalità è temporale e relativo come i valori di una cultura e i concetti di moralità. appena 600 anni fa, gli aztechi eseguivano sacrifici umani per i loro dei, spesso uccidendo decine di migliaia di persone alla volta. era questa un’attività criminale? per noi, forse, ma per loro quella era un’usanza socialmente accettata. cosa dire delle generazioni e generazioni che hanno accettato la schiavitù? nella società moderna sarebbe illegale trattenere qualcuno in schiavitù e sfruttarlo con la forza per lavorare senza una paga. è un criminale qualcuno che ruba del cibo per la propria famiglia affamata? 
molti psicologi e genetisti del comportamento oggi cercano di identificare questa soggettività restringendo le supposte tendenze criminali a definizioni come comportamenti antisociali, impulsivi e aggressivi...considerando quanto ampie e suscettibili d’interpretazione queste caratterizzazioni possano essere. catalogano ed esaminano anche i cosiddetti disordini della personalità, come la borderline, schizofrenica o ossessiva.
l’idea che le strutture genetiche delle persone siano le cause per il cosiddetto comportamento criminale divenne popolare all’inizio del 19esimo secolo. vennero perfino eseguite operazioni eugenetiche sotto forma di sterilizzazioni per ridurre in numero di criminali, idioti, imbecilli e stupratori presenti nella società. al momento, i genetisti del comportamento oggi ammettono che nessuno fino ad oggi ha mai trovato un gene criminale. piuttosto, il loro lavoro ora tende a focalizzarsi sulle modalità d’interazioni delle sostanze neurochimiche a livello cerebrale, insieme a osservazioni che riguardano famiglie, gemelli, e adozioni. cominciando con gli studi d’osservazione comportamentale, si è ben dimostrato che la famiglia e studi su gemelli cresciuti insieme (esposti per quanto possibile a stesse condizioni ambientali) sono metodi insufficienti per lo studio del comportamento genetico. questi metodi vengono disturbati dai fattori ambientali, poichè i membri della famiglia condividono un ambiente comune. tuttavia, le ricerche eseguite su gemelli cresciuti separatamente sembrano essere basate su metodi più attendibili, poichè i rispettivi ambienti di crescita sono diversi dagli originari ambienti familiari. oggi, i più citati studi in supporto alla teoria che colleghi le basi genetiche a tendenze di comportamento e di disordine della personalità vengono proprio dallo studio su gemelli cresciuti in ambienti differenti.
anche se quest’ultimo studio sembra elimini i problemi delle reciproche influenze ambientali, e specificatamente degli schemi familiari; questo metodo è comunque disturbato dal fatto che i gemelli crescono in ambienti molto simili dal punto di vista sociale, economico e culturale.
per esempio, uno dei più famosi studi su gemelli cresciuti separati citato spesso come "studio del minnesota". 
348 paia di gemelli furono studiati all’università del minnesota, tra le quali è compreso il caso più conosciuto e anche spesso citato per difendere l’importanza che le basi genetiche avrebbero sul comportamento, il caso dei gemelli jim. jim lewis e jim springer vennero separati 4 settimane dopo la nascita nel 1940, crebbero a 45 miglia di distanza nello stato dell’ohio, e furono riuniti nel 1979. lo studio di questi gemelli riuniti portò alle conclusioni che determinati fattori culturali all’interno della società sono importanti quanto i fattori familiari. i gemelli jim sono cresciuti nelle stessa zona e avevano gli stessi valori e le stesse influenze ambientali. questo dato dev’essere preso in considerazione nell’analisi del caso, tenendo debitamente conto dei fattori culturali che potevano influenzare gli studi stessi. complessivamente, gli studi sui gemelli, nonostante vengano altamente elogiati, mostrano un’estrema debolezza nel comprendere i reali significati di determinate coincidenze. 
comunque, ciò non significa che le caratteristiche genetiche non abbiano una forte influenza sulle nostre vite. è molto importante considerare i reali tratti genetici e gli effetti che essi producono quando si interconnettono con la cultura della persona. anche se la maggioranza concorda con il fatto che i tratti fisici come il colore degli occhi, l’altezza e alcune allergie siano genetiche, molti non prendono in considerazione le possibili conseguenze che questi attributi hanno nell’influenzare l’ambiente all’interno del quale la persona vive.
per esempio, supponiamo di avere due gemelli identici separati dalla nascita e ognuno di essi ha la predisposizione genetica a crescere oltre 182 cm entrambi possiedono un metabolismo rapido che li mantiene magri, e un sistema neurologico che fornisce un’acuta coordinazione occhio-mano. diciamo che vengono entrambi adottati da famiglie della clas- se media in luoghi periferici della città e crescono in quella che consideriamo una tradizionale scuola americana, che include attività sportive. dato che ciascun fratello è sviluppato in altezza e possiede un’ottima coordinazione motoria a livello genetico, avranno dei vantaggi in certi tipi di sport. poiché il basket ed il football sono i due sport più praticati in america, è molto probabile che praticheranno almeno uno dei due con un certo successo. data la loro buona costituzione ed altezza, potrebbero indirizzarsi verso il basket. se otterranno il supporto morale dai loro amici e dalla loro famiglia, forse entrambi diventeranno giocatori professionisti di basket.
questa attività di giocare a basket è genetica? non nel senso che alcuni genetisti comportamentali potrebbero suggerire. Il fatto è che la propensione a giocare a basket è derivata dai vantaggi fisici che sono genetici, insieme alla base delle tradizioni culturali dell’ambiente. non c’è evidenza che suggerisca che i geni in qualche modo creino il giocatore di basket. questo è simile agli studi genetici che dichiarano che stanno studiando i geni che portano a fumare o che rendono una persona repubblicana... è abbastanza assurdo. le vere basi genetiche rilevanti qui sono fisiologiche, non comportamentali. i processi neurochimici sono un altro esempio di influenza della fisiologia sul comportamento. è stato dimostrato che la serotonina, per esempio, può essere associata al cosiddetto comportamento “antisociale". apparentemente, bassi livelli di serotonina possono portare a impulsività e aggressività.
se quel che abbiamo detto è vero, le sostanze neurotrasmettitrici dettano i comportamenti personali in maniera specifica. come altri tratti fisiologici, esse sono coinvolte nel conferire certe propensioni. mentre esiste certamente una base genetica per questi neurotrasmettitori, che può entrare in relazione con l’eredità familiare e predisporre certi individui ai cosiddetti "disordini della personalità", che dipendono da alcuni squilibri chimici, l’assumere il comportamento sia influenzato dalla neurochimica non specifica come queste propensioni chimiche si manifesteranno. in altre parole il comportamento che potrebbe risultare dall’interazione di queste sostanze chimiche può solo essere estremamente generalizzato. si potrebbe dire che una persona con un determinato squilibrio propenda ad essere in collera piu` facilmente della media della popolazione. anche se questo ci fornisce qualche informazione utile, non ci dice nulla su come questo comportamento si manifester`a nella realtà. è l’ambiente a determinare un comportamento e la possibilità stessa che si manifesti.
non esistono evidenze scientifiche che sostengano l’idea che i nostri comportamenti siano strettamente definiti dai nostri geni. quei comportamenti che la gente spesso attribuisce all'istinto o alla natura umana possono essere ricondotti quasi sempre ad influenze ambientali. la nozione della natura umana è largamente mitologica. l’idea che l’essere umano sia intrinsecamente “buono” o “cattivo” deriva da primitive nozioni religiose. la ricerca fatta per trovare il “gene” o qualcosa di simile che sia causa di un particolare comportamento è essenzialmente una manifestazione di superstizione. e come dire che una persona è “posseduta da demoni” che controllano il suo comportamento. 
il fatto è che mentre le sostanze neurochimiche e i tratti fisiologici definiscono la propensione a certe reazioni comportamentali e alle sue preferenze sociali, è l’ambiente che in definitiva crea i nostri valori e comportamenti. Non esiste una fissa, predeterminata “natura umana”. i nostri valori, metodi e azioni si sviluppano e derivano dalle nostre esperienze. come sopra riportato, lo studio merva-fowles, realizzato all’Università dello Utah negli anni ’90, ha trovato importanti connessioni tra la disoccupazione ed il crimine: le loro scoperte dimostrano che l’aumento dell’1% della disoccupazione determina:
• il 6,7% di aumento degli omicidi; 
• il 3,4% di aumento dei crimini violenti;
• il 2,4% di aumento dei crimini alla proprietà;
non solo, è stato anche osservato che coloro che sono stati licenzia ti recentemente hanno mostrato una particolare vulnerabilità ai disturbi ed alle malattie. dai loro risultati si evince che l’aumento del 1% della disoccupazione ha determinato inoltre: il 5,6% di aumento delle morti causate da attacchi di cuore e il 3,1% di aumento delle morti per ictus.
sulla base dei tassi di disoccupazione del periodo 1990-1992, questo ha significato 35.307 morti per attacco di cuore in più e 2771 morti per ictus in più. è stato accertato che questi disoccupati avevano anche una più alta tendenza a sviluppare livelli di stress più gravi, alcolismo, fumo di sigarette, depressione e tendevano a seguire una dieta meno sana.
questi studi dimostrano come sofferenza ed aggressività possano essere il risultato della depravazioni presenti nell’ambiente, e quanto l’ambiente sia determinante nel modellare i nostri comportamenti ed i nostri valori. se le persone hanno bisogno di sopravvivere, faranno ciò che devono fare a questo scopo. questo fa di loro dei criminali? non necessariamente. 
la conclusione è che il nostro comportamento si basa fondamentalmente sull’interazione tra ciò che abbiamo appreso e le pressioni biosociali che dobbiamo gestire per sopravvivere. la nostra struttura genetica da sola non ci dice molto su come funzioneremo in una determinata realtà. è ciò che apprendiamo e ciò a cui siamo abituati, che creerà il nostro comportamento. 
un uomo che viene insultato, e che prende una pistola e spara a qualcuno ha dovuto apprendere, ad un certo punto della sua vita, cosa sia una pistola, come premere il grilletto, e, soprattutto, ciò che lui debba considerare come un “insulto”.
ogni parola su questa pagina è stata, in qualche modo, appresa dal suo autore. ogni concetto è un accumulo collettivo d’esperienza. Non v’è nulla di ciò che pensiamo che non ci sia stato presentato in qualche forma dall’ambiente. una persona nata in una particolare cultura assorbirà i valori, le tradizioni e gli attuali comportamenti di quella cultura. un bambino cinese, preso alla nascita e cresciuto in una famiglia inglese svilupperà in sé il linguaggio, il dialetto, i modi di fare, le tradizioni e l’accento della cultura inglese.
nella società d’oggi, la condizione fondamentale che genera comportamenti violenti deriva dal sistema monetario. il sistema monetario perpetua la corruzione, la scarsità e l’insufficienza. la cosiddetto decenza non può esistere in un mondo di competizione, squilibrio del benessere, povertà e deprivazione. il comportamento dispotico che vediamo oggi nel mondo non è il risultato intrinseco di forze genetiche. è essenzialmente il risultato di anni di condizionamento basato su scarsità e competizione. 
gerarchia, avidità, competizione e prepotenza ne sono le manifestazioni sociali.