giovedì 21 giugno 2012

haight-ashbury 2.0


tornato dal mio pellegrinaggio in quel di SF mi ritrovo allo stesso punto di partenza. stesso vuoto di idee e di ideali. quindi anche senza seguire il nuovo guru di occupy citato da breeze sul suo blog evinco che purtroppo anche lui, disprezzando il denaro quanto me, non riesce a dare una prospettiva. una evoluzione di consapevolezza, una strada comune da percorrere. con estrema semplicità. tutti sono capaci dopo j.lennon a dire che viviamo in un mondo in cui ci nascondiamo per fare l'amore, mentre la violenza e l'odio si diffondono alla luce del sole.. dopo haight-ashbury putroppo il nulla! quindi per oggi mi accontento di ascoltare grace potter & the nocturnals con il loro nuovo album che spakka troppo, troppo seventies, troppo janis! il mio punto di vista sugli states dopo 3729migliai 1468800minuti passati on the road lo trovate qui!

mercoledì 13 giugno 2012

a tutti quelli che mio chiedono cosa è faccialibro?

risponde don delillo per me: "Se riveli tutto, se metti a nudo ogni sentimento, se chiedi comprensione, perdi qualcosa di cruciale per il senso che hai di te stesso. Abbiamo bisogno di sapere cose che gli altri non sanno. È quello che nessuno sa di te che ti permette di conoscerti."
"La vita vera non si può ridurre a parole dette o scritte, nessuno può farlo, mai. La vita vera si svolge quando siamo soli, quando pensiamo, percepiamo, persi nei ricordi, trasognati eppure presenti a noi stessi, gli istanti submicroscopici...Diceva che la sua vita avveniva quando stava seduto a fissare una parete bianca, pensando alla cena. Una biografia di ottocento pagine è soltanto una sterile congettura...diventiamo quello che siamo sotto i pensieri che scorrono e le immagini indistinte, chiedendoci oziosamente quando moriremo. E' così che viviamo e pensiamo, anche se non sempre ce ne rendiamo conto. Sono questi i pensieri che ci arrivano senza filtro, mentre guardiamo fuori dal finestrino del treno, macchioline opache di panico meditativo."

grow the planet

lunedì 11 giugno 2012

CSI gallarate

video
la lunga attesa è finita!

sabato 9 giugno 2012

principio di incompetenza di l.j.peter

il saggio the peter principle è del 1969. il libro è incentrato sul principio di incompetenza, che evidenzia in chiave satirica il meccanismo della carriera aziendale:
«In ogni gerarchia, un dipendente tende a salire fino al proprio livello di incompetenza.»
«Con il tempo ogni posizione lavorativa tende ad essere occupata da un impiegato incompetente per i compiti che deve svolgere.»
«Tutto il lavoro viene svolto da quegli impiegati che non hanno ancora raggiunto il proprio livello di incompetenza.»
il principio è un caso speciale della generalizzazione:
«Ogni cosa che funziona per un particolare compito verrà utilizzata per compiti sempre più difficili, fino a che si romperà.»
questa teoria generale è stata osservata all'opera dal professor william r. corcoran durante le sue ricerche relative ai programmi di azioni correttive negli impianti nucleari. corcoran aveva evidenziato la tendenza ad utilizzare apparati, dimostratisi efficaci per un determinato lavoro, in compiti al di là del loro scopo, che si trattasse di aspirapolvere - al posto di sistemi di aspirazione - per aspirare fumi e sostanze tossiche, oppure uffici amministrativi - al posto di gruppi di lavoro con competenze specifiche - per la redazione dei piani di emergenza.
peter ha applicato il medesimo principio agli esseri umani.
in un'azienda dotata di una struttura organizzativa gerarchica, vengono promossi gli impiegati in base alla valutazione delle capacità dimostrate nello svolgere il lavoro che stanno facendo.
finché un impiegato si dimostra in grado di assolvere il suo compito, questi verrà promosso al livello immediatamente superiore, nel quale dovrà assolvere un compito differente. alla fine del processo, tale impiegato avrà raggiunto il proprio livello di incompetenza, ovvero la condizione in cui non è in grado di svolgere il compito assegnato e di conseguenza non ha più alcuna possibilità di essere promosso, ponendo fine alla propria carriera nell'organizzazione.
l'incompetenza non dipende dal fatto che la posizione gerarchica elevata è legata a compiti più difficili di quelli che l'impiegato è in grado di svolgere, ma più semplicemente perché i compiti sono di natura diversa da quelli svolti in precedenza e richiedono, di conseguenza, esperienze lavorative che l'impiegato solitamente non possiede.
ad esempio, un operaio tornitore che svolge il suo lavoro in modo eccellente sarà promosso caporeparto, posizione in cui non è più necessaria la bravura a manovrare il tornio ma è indispensabile la capacità di trattare con il personale sottoposto.

martedì 5 giugno 2012

il 7 luglio l'esperimento milgram su di me sarà terminato

interessante paragone di vita l'ho trovato grazie agli studi riguardanti la determinazione del comportamento individuale, da parte di un sistema gerarchico e autoritario che impone obbedienza. nel 1961 milgram condusse un celebre esperimento della durata di un'ora, presso i locali dell'interaction laboratory dell'università di yale, teso a verificare il livello di aderenza agli ordini impartiti da un'autorità, nel momento in cui tali ordini entrano in conflitto con la coscienza (un determinato stato interiore di un individuo che può in qualche modo descrivere e comunicare ad altri) e la dimensione morale (la condotta diretta da norme, la guida secondo la quale l'uomo agisce) dell'individuo. lo scopo dell'esperimento era quello di studiare il comportamento di soggetti a cui un'autorità (nel caso specifico uno scienziato) ordina di eseguire delle azioni che confliggono con i valori etici e morali dei soggetti stessi
contrariamente alle aspettative, nonostante i 40 soggetti dell'esperimento mostrassero sintomi di tensione e protestassero verbalmente, una percentuale considerevole di questi, obbedì pedissequamente allo sperimentatore. questo stupefacente grado di obbedienza, che ha indotto i partecipanti a violare i propri principi morali, è stato spiegato in rapporto ad alcuni elementi, quali l'obbedienza indotta da una figura autoritaria considerata legittima, la cui autorità induce uno stato eteronomico, caratterizzato dal fatto che il soggetto non si considera più libero di intraprendere condotte autonome, ma strumento per eseguire ordini. i soggetti dell'esperimento non si sono perciò sentiti moralmente responsabili delle loro azioni, ma esecutori dei voleri di un potere esterno. alla creazione del suddetto stato eteronomico concorrono tre fattori:
  • percezione di legittimità dell'autorità (nel caso in questione lo sperimentatore incarnava l'autorevolezza della scienza)
  • adesione al sistema di autorità (l'educazione all'obbedienza fa parte dei processi di socializzazione)
  • le pressioni sociali (disobbedire allo sperimentatore avrebbe significato metterne in discussione le qualità oppure rompere l'accordo fatto con lui).
grazie all'esperimento, milgram arriva a dimostrare che l'obbedienza dipende anche dalla ridefinizione del significato della situazione. ogni situazione è infatti caratterizzata da una sua ideologia che definisce e spiega il significato degli eventi che vi accadono, e fornisce la prospettiva grazie alla quale i singoli elementi acquistano coerenza.