sabato 13 agosto 2011

decrescita ora!

"denaro virtuale: enormi masse di denaro si spostano ogni giorno, ogni ora, ogni minuto da una parte all’altra del mondo senza trovare ostacoli. ne restano fuori solo quelle popolazioni, ormai delle mosche bianche, che, o per rifiuto consapevole o per altro, non sono entrate nel mercato internazionale (certamente gli indigeni delle isole andemane possono farsi un baffo di questi tsunami monetari).
possibile che sia così difficile da capire che non dobbiamo più crescere ma decrescere, che non dobbiamo modernizzare ma smodernizzare, che dobbiamo allentare la morsa dell’integrazione globale?
il mondo occidentale (inteso in senso lato perché ormai quasi tutti i paesi sono coinvolti nel modello di sviluppo a crescita esponenziale partito dall’Europa, in Inghilterra, a metà del XVIII secolo) si rifiuta di capire, perché considera irrinunciabili gli standard di benessere acquisiti. e allora si droga di denaro. non comprende che se non pilota una decrescita graduale di questo benessere lo perderà tutto d’un colpo per quanti sacrifici, e massacri, possa pretendere dalle popolazioni. quando la gente delle città, crollato il sistema del denaro, si accorgerà che non può mangiare l’asfalto e bere il petrolio, si riverserà alla ricerca di cibo nelle campagne dove si saranno rifugiati i più previdenti, provvedendosi dell’autosufficienza alimentare oltre che di un buon numero di kalashnikov per respingere queste masse di disperati.."
massimo fini

1 commento:

  1. In una situazione di questo tipo forse la ricetta per una soluzione dei nostri problemi la potremmo prendere dall’Islanda dove i cittadini onesti hanno mandato a casa chi li governava, hanno riscritto le regole democratiche e hanno sottratto il loro paese dallo strapotere dei banchieri internazionali impegnandosi, tutti, in prima persona per la salvezza della loro Nazione.
    Cancellare il passato e costruire il futuro è quanto dobbiamo fare e lo dobbiamo fare con il senso di responsabilità e l’orgoglio che ci hanno sempre contraddistinto nei momenti di maggiore difficoltà.

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